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UNI EN ISO 17294-2:2023: cosa cambia per l’analisi ICP-MS delle acque

La UNI EN ISO 17294-2:2023 è il riferimento per la determinazione multielementare mediante ICP-MS nelle acque. La nuova edizione, entrata in vigore in Italia il 14 dicembre 2023, amplia e aggiorna un metodo già molto utilizzato nei laboratori ambientali e nelle analisi delle acque destinate al consumo umano. L’aggiornamento non va gestito come una semplice sostituzione del numero di edizione: richiede una valutazione documentata del campo di applicazione, delle interferenze, dei limiti di quantificazione e delle prestazioni effettivamente ottenute sulle diverse matrici.

Il metodo riguarda un numero molto ampio di elementi, tra cui arsenico, cadmio, cromo, piombo, nichel, rame, manganese, selenio, antimonio, tallio, uranio e diversi elementi delle terre rare. È applicabile ad acque potabili, superficiali, sotterranee, reflue ed eluati; tenendo conto delle interferenze specifiche, può essere utilizzato anche su digestati di acque e fanghi.

Campo di applicazione e matrici

La prima verifica da effettuare riguarda la corrispondenza tra il campo dichiarato dal laboratorio e quello realmente validato. Un metodo ICP-MS può fornire prestazioni molto diverse passando da un’acqua potabile a un refluo, a un eluato o a un digestato con elevato contenuto salino. La norma chiarisce infatti che il campo di lavoro dipende dall’elemento, dalla matrice e dalle interferenze incontrate.

Per ogni combinazione elemento-matrice il laboratorio dovrebbe quindi definire almeno:

  • intervallo di lavoro e modello di taratura;
  • limite di quantificazione applicabile;
  • preparazione o eventuale digestione del campione;
  • diluizioni previste e loro effetto sul LOQ riportato;
  • interferenze attese e tecnica di correzione;
  • criteri di accettazione dei controlli qualità;
  • incertezza di misura associata al risultato.

Limite di quantificazione: il dato non è uguale per tutte le acque

Nelle acque potabili e relativamente pulite, per la maggior parte degli elementi la norma indica limiti di quantificazione tipicamente compresi tra 0,002 µg/L e 1,0 µg/L. Non si tratta però di valori automaticamente raggiunti da qualsiasi laboratorio. Il LOQ reale è condizionato dal bianco, dalla purezza dei reagenti, dalla pulizia dei contenitori, dall’ambiente di preparazione, dalla configurazione strumentale e dalle interferenze della matrice.

Per questo motivo non è sufficiente riportare il valore presente nel metodo. Il laboratorio deve dimostrare il proprio LOQ mediante dati sperimentali e verificare che sia adeguato ai limiti normativi o alle esigenze del cliente. Quando il campione viene diluito o sottoposto a una preparazione aggiuntiva, il limite riferito al campione deve essere ricalcolato correttamente.

Interferenze spettrali e non spettrali

L’ICP-MS è estremamente sensibile, ma la selettività deve essere dimostrata. Le interferenze possono derivare da ioni poliatomici, specie isobariche, ossidi, ioni doppiamente carichi o dalla matrice del campione. A queste si aggiungono gli effetti non spettrali: soppressione o incremento del segnale, variazioni nel trasporto dell’aerosol, depositi sull’interfaccia e deriva della sensibilità.

La gestione può comprendere la scelta di isotopi alternativi, l’impiego di standard interni, celle di collisione o reazione, equazioni di correzione, separazioni o diluizioni. Qualunque soluzione venga adottata deve essere verificata con prove coerenti con le matrici analizzate. Una correzione strumentale attiva non costituisce, da sola, evidenza dell’assenza di interferenze.

Bianchi, contaminazione e memoria

Alle concentrazioni tipiche dell’ICP-MS il bianco diventa una parte sostanziale del metodo. Acidi, acqua ultrapura, provette, flaconi, filtri, sistemi di digestione e perfino l’aria dell’area di preparazione possono introdurre contaminazione. È quindi opportuno distinguere il bianco reagenti, il bianco di preparazione e, quando pertinente, il bianco di campo.

Il laboratorio dovrebbe stabilire un criterio quantitativo per l’accettazione del bianco e definire cosa fare in caso di superamento: ripetizione della preparazione, individuazione della sorgente, valutazione dell’impatto sui campioni ed eventuale apertura di una non conformità. Anche gli effetti memoria devono essere valutati, soprattutto dopo campioni concentrati o per elementi particolarmente critici. I tempi di lavaggio vanno dimostrati sperimentalmente e non scelti soltanto in base all’abitudine.

Taratura e controlli qualità

Una retta con un buon coefficiente di correlazione non garantisce, da sola, l’idoneità della taratura. Devono essere valutati residui, comportamento ai livelli bassi, adeguatezza della ponderazione, recupero dei punti e stabilità durante la sequenza. Il campo deve comprendere le concentrazioni effettivamente misurate senza ricorrere a estrapolazioni non controllate.

Una sequenza robusta può prevedere, in funzione del metodo e della matrice:

  • bianco iniziale e bianchi periodici;
  • controllo indipendente della taratura;
  • controlli di mantenimento della calibrazione;
  • materiali di riferimento o campioni fortificati;
  • repliche e verifiche di recupero;
  • monitoraggio degli standard interni;
  • verifica del carry-over dopo i campioni più concentrati.

I criteri devono essere fissati prima dell’analisi e collegati ad azioni precise. Ripetere selettivamente una lettura senza una regola documentata rischia di trasformare il controllo qualità in una scelta del risultato più favorevole.

Cosa aggiornare nel sistema ISO/IEC 17025

Il passaggio alla UNI EN ISO 17294-2:2023 dovrebbe essere gestito attraverso un confronto tra edizioni e una verifica delle prestazioni. Non sempre è necessaria una nuova validazione completa, ma il laboratorio deve motivare l’estensione delle prove eseguite in base alle modifiche, alle matrici e agli elementi accreditati.

Aspetto Verifica richiesta Evidenza attesa
Edizione applicabile Disponibilità della norma aggiornata e dell’errata corrige EC 1-2024 Elenco documenti aggiornato
Campo di applicazione Coerenza tra matrici, elementi e campo accreditato Matrice di applicabilità
Interferenze Verifica per elemento e matrice Prove di selettività e recupero
LOQ Conferma sperimentale e adeguatezza allo scopo Studio del limite di quantificazione
Controllo qualità Criteri e frequenze definiti Procedura e registrazioni
Incertezza Conferma dei contributi e dei dati prestazionali Budget o approccio olistico aggiornato

Se nello scopo di accreditamento compare una limitazione come “escluso Annex A”, questa deve essere riportata e gestita in modo coerente nei documenti interni, nelle offerte e nei rapporti di prova. Non bisogna far intendere che siano coperte attività espressamente escluse dallo scopo.

Errori frequenti

  • aggiornare soltanto il riferimento della procedura senza confrontare le edizioni;
  • adottare un unico LOQ per matrici con caratteristiche molto diverse;
  • considerare accettabile il bianco senza un criterio quantitativo;
  • non verificare memoria e lavaggio dopo i campioni concentrati;
  • basare la selettività esclusivamente sulle funzioni automatiche dello strumento;
  • utilizzare il solo coefficiente di correlazione per accettare la taratura.

Domande frequenti

La UNI EN ISO 17294-2:2023 si applica soltanto alle acque potabili?

No. Comprende anche acque superficiali, sotterranee, reflue ed eluati e, con le opportune verifiche, digestati di acque e fanghi.

Il LOQ riportato nella norma può essere utilizzato direttamente?

No. È un riferimento prestazionale generale. Il laboratorio deve dimostrare il proprio limite di quantificazione nelle condizioni effettive di utilizzo.

L’aggiornamento richiede una nuova validazione completa?

Dipende dalle differenze rispetto al metodo precedente e dal campo applicato. È sempre necessaria una valutazione documentata; l’estensione delle prove deve essere proporzionata all’impatto delle modifiche.

Come si gestisce l’errata corrige del 2024?

La copia controllata della norma e i documenti che la richiamano devono includere l’EC 1-2024, in vigore dall’8 maggio 2024.

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