Pesata minima in laboratorio: come determinarla secondo EURAMET cg-18, Annex G

Quanto possiamo realmente pesare su una bilancia senza compromettere l’affidabilità del risultato?

È una domanda fondamentale per ogni laboratorio che opera secondo UNI CEI EN ISO/IEC 17025. La risposta non coincide con la risoluzione dello strumento e non può essere ricavata semplicemente leggendo il valore d riportato sulla bilancia.

Una bilancia con risoluzione di 0,1 mg, ad esempio, non significa automaticamente che sia tecnicamente adeguato pesare 1 mg, 10 mg o 100 mg. Il punto è un altro: qual è la più piccola quantità netta di campione che può essere pesata rispettando il requisito di accuratezza stabilito dal laboratorio?

È proprio questo il tema dell’Appendix G – Minimum Weight della EURAMET Calibration Guide No. 18, dedicata alla taratura degli strumenti per pesare non automatici.

Che cos’è la pesata minima?

EURAMET definisce il minimum weight come la più piccola quantità di campione necessaria affinché una pesata raggiunga uno specifico requisito di accuratezza relativa.

In termini pratici, al diminuire della quantità pesata l’incertezza relativa aumenta. Una componente di incertezza quasi trascurabile quando si pesano 100 g può diventare dominante quando la quantità netta pesata è di pochi milligrammi.

La massa minima non è quindi una caratteristica nominale e immutabile della bilancia. È il risultato della relazione tra prestazioni metrologiche della bilancia, incertezza della pesata, requisito dell’utilizzatore e condizioni effettive di impiego.

Risoluzione della bilancia e pesata minima non sono la stessa cosa

Uno degli errori più frequenti nella gestione delle bilance di laboratorio è utilizzare la sola risoluzione come criterio per stabilire la quantità minima pesabile.

Una bilancia con divisione d = 0,1 mg non garantisce, per il solo fatto di visualizzare 0,1 mg, che una quantità prossima a tale valore possa essere determinata con un’incertezza relativa accettabile.

Nell’utilizzo reale entrano in gioco ripetibilità, errore di indicazione, eccentricità del carico, risoluzione, condizioni ambientali, operazioni di tara e modalità di utilizzo dello strumento.

La quantità minima utilizzabile deve quindi essere collegata all’incertezza della pesata, non semplicemente al numero di cifre visualizzate.

Il principio dell’Annex G di EURAMET cg-18

Indichiamo con:

  • Rmin = massa minima;
  • U(Rmin) = incertezza estesa associata al risultato di pesata in corrispondenza della massa minima;
  • Req = requisito di accuratezza relativa stabilito dall’utilizzatore.

Alla massa minima deve verificarsi la condizione:

U(Rmin) / Rmin = Req

Da cui:

Rmin = U(Rmin) / Req

La massa minima corrisponde quindi al punto in cui l’incertezza relativa della pesata raggiunge il limite accettabile definito dall’utilizzatore.

Il requisito Req deve essere definito dal laboratorio

EURAMET non stabilisce un’unica percentuale valida per tutte le applicazioni. Il requisito Req dipende dall’utilizzo previsto della bilancia e dall’effetto che la pesata ha sul risultato finale della prova.

Un laboratorio può, ad esempio, richiedere un’incertezza relativa non superiore all’1 %, allo 0,5 % oppure allo 0,1 %. Più stringente è il requisito, maggiore sarà normalmente la massa minima utilizzabile.

Dall’incertezza globale alla massa minima

Per valutare l’idoneità dello strumento EURAMET utilizza l’incertezza globale della pesata, che può essere approssimata dalla relazione lineare:

Ugl(W) ≈ αgl + βgl × R

dove αgl rappresenta la componente dell’incertezza globale indipendente dalla quantità pesata, mentre βgl × R rappresenta la componente che cresce con la lettura.

L’incertezza relativa diventa quindi:

Ugl,rel(W) = αgl/R + βgl

È qui che emerge il problema delle piccole pesate: quando R diminuisce, il termine αgl/R cresce rapidamente.

La formula EURAMET per la massa minima

Affinché una pesata soddisfi il requisito dell’utilizzatore deve valere:

Ugl,rel(W) ≤ Req

Da questa condizione l’Annex G ricava:

Rmin = αgl / (Req − βgl)

Deve naturalmente essere Req > βgl. Se questa condizione non è soddisfatta, occorre rivalutare la bilancia, le condizioni operative o il requisito richiesto.

Il Safety Factor: il margine di sicurezza

Le condizioni reali di utilizzo possono essere più severe di quelle considerate durante la taratura. Vibrazioni, correnti d’aria, influenze dell’operatore, campioni elettrostaticamente carichi o agitatori magnetici possono aumentare l’incertezza effettiva.

Per questo EURAMET introduce un Safety Factor (SF), maggiore di 1. Il criterio diventa:

Ugl,rel(W) ≤ Req / SF

e la massa minima corretta per il fattore di sicurezza è:

Rmin,SF = (αgl × SF) / (Req − βgl × SF)

Il laboratorio deve scegliere il fattore di sicurezza in funzione delle condizioni ambientali e dell’applicazione specifica.

Il punto chiave: conta la massa netta del campione

L’Annex G specifica un concetto spesso sottovalutato: la massa minima si riferisce alla massa netta del campione, non alla massa complessiva presente sul piatto.

Se abbiamo un contenitore da 50,0000 g e aggiungiamo 0,0200 g di campione, la massa da confrontare con il limite minimo è 0,0200 g, non 50,0200 g.

La tara del recipiente non può essere utilizzata per “superare” il requisito della massa minima.

Un esempio pratico

Immaginiamo una bilancia analitica con divisione di 0,1 mg e un laboratorio che abbia definito un requisito di accuratezza relativa pari all’1 %. Dal certificato di taratura e dalla valutazione dell’incertezza globale si ricavano i parametri αgl e βgl.

Applicando la formula EURAMET, il laboratorio ottiene ad esempio una massa minima di circa 70 mg. Se decide inoltre di adottare un safety factor, il valore operativo potrà risultare maggiore.

Questo significa che, nonostante la bilancia visualizzi 0,0001 g, non tutte le pesate di pochi milligrammi sono automaticamente compatibili con il requisito metrologico stabilito.

Perché è importante nei laboratori ISO/IEC 17025?

La taratura di una bilancia non dovrebbe essere considerata un’attività puramente documentale. Il certificato di taratura deve essere utilizzato per stabilire se lo strumento è idoneo all’uso previsto.

Se un metodo richiede di pesare abitualmente 10 mg di sostanza ma la valutazione della bilancia porta a una massa minima operativa di 70 mg, il problema non è la validità del certificato: quella bilancia non è adeguata a quella specifica fase del metodo.

Questo è il collegamento essenziale tra taratura, incertezza, uso reale e idoneità dell’apparecchiatura.

Come gestire la pesata minima in pratica

Per ogni bilancia critica il laboratorio dovrebbe definire almeno:

  • uso previsto dello strumento;
  • quantità minima normalmente pesata nei metodi;
  • requisito relativo di accuratezza;
  • incertezza globale applicabile in uso;
  • eventuale safety factor;
  • massa minima operativa;
  • verifiche intermedie coerenti con l’utilizzo.

Il valore può essere riportato nella documentazione interna e reso immediatamente disponibile agli operatori. Se dal calcolo risulta, ad esempio, Rmin = 72,9 mg, il laboratorio può stabilire una massa minima operativa arrotondata e prudenziale, ad esempio 75 mg o 100 mg, purché il criterio sia documentato e coerente.

Le verifiche intermedie restano fondamentali

La massa minima non deve essere considerata immutabile. Le prestazioni della bilancia possono cambiare nel tempo e le verifiche intermedie servono proprio a confermare che lo strumento continui a essere adeguato alle pesate per cui viene utilizzato.

Quando si lavora vicino al limite minimo, la ripetibilità assume un peso particolarmente importante, perché le componenti quasi costanti dell’incertezza diventano progressivamente più rilevanti rispetto alla massa netta pesata.

Un certificato di taratura non basta

Una bilancia può essere regolarmente tarata e, allo stesso tempo, non essere idonea per una determinata applicazione. Non c’è alcuna contraddizione: la taratura descrive le prestazioni metrologiche dello strumento; è il laboratorio che deve confrontarle con le proprie necessità.

La domanda corretta non è quindi soltanto “la bilancia è tarata?”, ma soprattutto:

“La bilancia è adeguata alla quantità minima che utilizziamo realmente nel metodo?”

Conclusioni

La pesata minima non è semplicemente un dato della bilancia. È un requisito che nasce dal rapporto tra le prestazioni metrologiche dello strumento e le necessità analitiche del laboratorio.

L’Appendix G della EURAMET Calibration Guide No. 18 permette di passare dalla semplice taratura dello strumento alla valutazione della sua effettiva idoneità.

Tre concetti devono restare chiari:

  • la risoluzione non coincide con la massa minima;
  • la massa minima riguarda la quantità netta di campione, non campione + tara;
  • l’idoneità della bilancia dipende dal requisito di accuratezza richiesto dall’applicazione.

DN Consulenze: dalla taratura all’idoneità all’uso

DN Consulenze supporta i laboratori nella gestione metrologica delle apparecchiature secondo UNI CEI EN ISO/IEC 17025: valutazione dei certificati di taratura, criteri di accettazione, verifiche intermedie, incertezza di misura e definizione della massa minima operativa.

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