
La microscopia elettronica a scansione associata alla microanalisi a dispersione di energia, SEM/EDS, rappresenta una delle tecniche più importanti per l’identificazione e la determinazione dell’amianto nei materiali massivi e nelle matrici polverulente.
Il riferimento storico fondamentale in Italia è il D.M. 6 settembre 1994, che nell’Allegato 1B descrive la microscopia elettronica analitica a scansione. Un aspetto del metodo è però spesso sottovalutato:
È proprio per questo che il campo compreso indicativamente tra 100 e 1.000 mg/kg deve essere interpretato con particolare attenzione.
Il campo di applicazione del metodo SEM
Il D.M. 6 settembre 1994 indica per la procedura SEM una sensibilità che può arrivare indicativamente a circa 100 ppm = 100 mg/kg = 0,01%. Il campo descritto si estende fino a 10.000 ppm e oltre.
Il decreto distingue però il significato del risultato alle basse concentrazioni. Nel campo di applicazione indica che il metodo fornisce risultati quantitativi a partire indicativamente da 1.000 ppm, mentre al di sotto di tale concentrazione i risultati assumono carattere semiquantitativo. Nella successiva discussione sulla significatività statistica il testo adotta una formulazione ancora più prudente per l’intervallo circa 100–1.000 ppm.
| Concentrazione di amianto | Significato tecnico |
|---|---|
| < circa 100 mg/kg | Sotto la sensibilità indicativa della procedura descritta |
| 100–1.000 mg/kg | Rilevazione possibile, ma informazione numerica con limitata significatività quantitativa; campo semiquantitativo nella descrizione del metodo |
| ≥ circa 1.000 mg/kg | Campo nel quale la procedura descritta assume carattere quantitativo |
Il testo ufficiale del decreto è consultabile sulla Gazzetta Ufficiale.
Perché tra 100 e 1.000 mg/kg il risultato non è pienamente quantitativo?
Il motivo deriva direttamente dal principio della misura. Nella metodologia prevista dal decreto il laboratorio non pesa direttamente la massa di amianto presente nel campione.
Il procedimento comprende:
- preparazione e omogeneizzazione del campione;
- dispersione di una massa nota;
- filtrazione di una quota nota su membrana;
- osservazione al SEM di una superficie definita;
- individuazione delle fibre;
- identificazione tramite morfologia e spettro EDS;
- misura delle dimensioni;
- stima del volume e della massa delle fibre;
- estrapolazione alla massa iniziale di campione.
Il risultato quantitativo dipende quindi inevitabilmente dal numero di fibre effettivamente intercettate e misurate. Alle concentrazioni più elevate il numero di fibre osservate rende l’estrapolazione più robusta. Quando la concentrazione si riduce, invece, la misura può dipendere da poche fibre e la variabilità relativa aumenta.
Non è un limite del microscopio
Un SEM può essere perfettamente in grado di visualizzare una fibra, riconoscerne la morfologia, misurarne lunghezza e diametro, acquisire lo spettro EDS e attribuirla a una tipologia compatibile con amianto anche a concentrazioni basse.
Ma questo non significa che una o poche fibre osservate permettano di stimare con sufficiente precisione la concentrazione complessiva presente nel campione.
Il ruolo della statistica di Poisson
Il D.M. richiama il comportamento statistico del conteggio delle fibre. Quando il numero di eventi osservati è basso, la variabilità relativa diventa molto elevata.
Il decreto richiama quindi la necessità di un numero sufficientemente elevato di fibre e fa riferimento alla condizione indicativa di N > 30 per una maggiore significatività statistica.
Un numero in mg/kg può sembrare molto preciso, ma se deriva da poche fibre l’apparente precisione numerica non corrisponde necessariamente a una reale precisione metrologica.
100 mg/kg non è automaticamente un LOQ
Questo è uno dei punti più importanti.
Il Ministero della Salute ha chiarito che, per le analisi SEM, il D.M. 06/09/1994 Allegato 1B indica un LOD di circa 0,01%, cioè 100 ppm, ma tale prestazione vale quando il laboratorio esegue la procedura nelle condizioni indicate. Se la metodologia è diversa, il laboratorio deve validarla e determinarne il relativo LOD.
Il documento ministeriale è disponibile sul sito del Ministero della Salute.
LOD – limite di rilevabilità
Indica la capacità di rilevare la presenza dell’amianto nelle condizioni definite.
LOQ – limite di quantificazione
È invece la concentrazione dalla quale il laboratorio è in grado di fornire un risultato quantitativo con prestazioni adeguatamente dimostrate.
LOD e LOQ non sono quindi automaticamente la stessa cosa.
Cosa significa “semiquantitativo”?
Un risultato semiquantitativo non è un risultato casuale. Deriva comunque da fibre osservate, misure dimensionali, identificazione EDS, densità, area osservata, massa iniziale e algoritmo di calcolo.
La differenza riguarda la qualità dell’informazione numerica.
Un risultato di 350 mg/kg non dovrebbe essere interpretato come se avesse la stessa robustezza di un risultato di 3.500 mg/kg. Nel primo caso la stima può dipendere da un numero molto ridotto di fibre; nel secondo la popolazione osservata tende a essere maggiore e l’estrapolazione più robusta.
Una particolarità importante del testo del D.M.
Nel campo di applicazione il decreto definisce come semiquantitativi i risultati sotto 1.000 ppm. Nella successiva discussione statistica, per la fascia circa 100–1.000 ppm, adotta una formulazione ancora più prudente, parlando sostanzialmente di informazione qualitativa con la procedura descritta, salvo aumentare il numero totale di fibre campionate.
La lettura corretta non è quindi ridurre tutto a una singola parola, ma comprendere il messaggio tecnico:
Preparazione del campione e significato quantitativo
Il D.M. non descrive una semplice osservazione visiva del materiale. La procedura prevede preparazione e omogeneizzazione, dispersione di una massa nota, filtrazione di una aliquota nota e successiva osservazione della membrana.
Nelle condizioni indicate vengono richiamati valori dell’ordine di 0,5–1 g per il campione rappresentativo e una deposizione dell’ordine di 0,1 mg di campione sulla membrana.
Area osservata e numero di campi
Anche l’area esaminata è parte della prestazione. La metodologia richiama l’esplorazione di circa 1 mm² della superficie del filtro; lavorando intorno a 2.000× ciò può corrispondere indicativamente a circa 400 campi.
Per questo non è corretto trasferire automaticamente il LOD di 100 mg/kg a una procedura che utilizzi massa depositata, area osservata, numero di campi o modalità di preparazione differenti.
Identificazione delle fibre: perché serve EDS
La sola morfologia non basta. La procedura SEM è associata alla microanalisi X a dispersione di energia – EDS, in modo da integrare morfologia, dimensioni e composizione elementare.
Il Ministero della Salute ha inoltre richiamato la necessità che il laboratorio sia in grado di riconoscere tutte le tipologie pertinenti di amianto e, se integra o modifica una procedura, di validare il metodo adottato.
La massa della fibra viene stimata
La singola fibra non viene pesata. La massa deriva dalla stima geometrica del volume e dalla densità attribuita al minerale:
massa = volume × densità
Il decreto riporta valori indicativi dell’ordine di 2,6 g/cm³ per il crisotilo e 3,0 g/cm³ per gli anfiboli.
Diventano quindi importanti anche taratura e verifica della misura dimensionale del SEM, corretta classificazione delle fibre e competenza dell’operatore.
Esempio: il laboratorio trova 420 mg/kg
Supponiamo che una prova eseguita secondo l’Allegato 1B restituisca Amianto = 420 mg/kg.
Riportare soltanto “420 mg/kg” può indurre il cliente ad attribuire al numero la stessa robustezza di una determinazione effettuata a concentrazioni molto superiori.
Il laboratorio dovrebbe invece definire nel metodo e nelle regole di espressione del risultato come rendere evidente la natura della determinazione. Una possibile formulazione tecnica, da valutare e approvare nel proprio sistema, potrebbe essere:
Valore stimato mediante SEM/EDS; nel campo inferiore a 1.000 mg/kg la determinazione presenta carattere semiquantitativo secondo il campo di applicazione della metodologia adottata.
E se il risultato è 900 mg/kg?
La prestazione del metodo non cambia improvvisamente passando da 999 a 1.000 mg/kg. La soglia rappresenta un riferimento prestazionale della procedura, non una discontinuità fisica del SEM.
Per questo, in validazione, è particolarmente utile studiare proprio l’area vicina alla soglia, per esempio con livelli a 500, 750, 1.000, 1.500 e 2.000 mg/kg.
Si può quantificare sotto 1.000 mg/kg?
Sì. Il decreto stesso apre alla possibilità di ottenere stime quantitative a concentrazioni più basse modificando la metodologia in modo da aumentare il numero totale di fibre campionate.
Questo dimostra che 1.000 mg/kg non è un limite fisico del SEM: è una prestazione legata alle condizioni della procedura descritta.
Un laboratorio può aumentare superficie osservata, numero di campi o altre condizioni pertinenti, ma deve a quel punto validare la metodologia modificata e dimostrare sperimentalmente le proprie prestazioni.
Cosa dovrebbe validare il laboratorio?
- Precisione: ripetibilità della preparazione e della lettura.
- Variabilità fra membrane: preparazioni indipendenti dello stesso materiale.
- Variabilità fra operatori: particolarmente importante nelle tecniche microscopiche.
- Accuratezza o recupero: quando tecnicamente applicabile mediante materiali appropriati.
- LOD: capacità di rilevare l’amianto.
- LOQ: concentrazione dalla quale la quantificazione raggiunge prestazioni adeguate.
- Robustezza: influenza di massa, area letta, numero di campi, preparazione e criteri di conteggio.
- Incertezza: soprattutto in prossimità di soglie decisionali.
Un controllo semplice ma potente: quante fibre?
Se un laboratorio dichiara un risultato quantitativo basso, una delle prime informazioni tecniche da verificare è:
quante fibre hanno effettivamente contribuito al risultato?
Il solo valore espresso in mg/kg non descrive da solo la qualità statistica della determinazione.
SEM qualitativo e SEM quantitativo non sono la stessa prova
Una prova di ricerca dell’amianto mediante SEM/EDS – presente/non rilevato non è automaticamente equivalente a una determinazione quantitativa dell’amianto in mg/kg.
Nel secondo caso deve essere controllata l’intera catena:
massa del campione → dispersione → aliquota → filtro → area osservata → fibre identificate → dimensioni → massa stimata → estrapolazione → concentrazione in mg/kg.
Il vero messaggio del D.M. 6 settembre 1994
Per trasformare l’identificazione in una vera determinazione quantitativa servono rappresentatività, numero sufficiente di fibre, preparazione controllata, area nota, misura dimensionale, corretta identificazione, algoritmo verificato e prestazioni sperimentalmente dimostrate.
In sintesi
| Campo | Interpretazione |
|---|---|
| ≈ 100 mg/kg – 0,01% | Sensibilità indicativa raggiungibile nelle condizioni della procedura |
| 100–1.000 mg/kg | Amianto rilevabile, ma informazione numerica con limitata significatività quantitativa; campo semiquantitativo nella descrizione generale del metodo |
| ≈ 1.000 mg/kg – 0,1% | Inizio indicativo del campo quantitativo della procedura descritta |
| > 1.000 mg/kg | Determinazione quantitativa, ferma restando la necessità di dimostrare le prestazioni del proprio metodo |
DN Consulenze
DN Consulenze supporta i laboratori che effettuano prove sull’amianto nella revisione dei metodi SEM/EDS, nella verifica della preparazione del campione, nella taratura e verifica della misura dimensionale, nella valutazione di LOD e LOQ, nella validazione delle determinazioni quantitative, nella gestione della fascia semiquantitativa, nel controllo qualità, nei PT/ILC e nel riesame dei rapporti di prova.
Il laboratorio dichiara un LOD di 100 mg/kg.
Ma da quale concentrazione ha realmente dimostrato di saper quantificare l’amianto?
È questa la differenza fra dichiarare un limite e dimostrare una prestazione.

