Un cronometro costa poco. Ma se il tempo influenza il risultato di prova, dal punto di vista metrologico può diventare una dotazione critica quanto una bilancia, una pipetta o un termometro.
Nei laboratori accreditati capita spesso di trovare cronometri e timer utilizzati per controllare tempi di estrazione, reazione, agitazione, incubazione o campionamento. La domanda corretta non è “deve essere tarato ogni anno?”, ma:
quanto bene devo misurare il tempo affinché il risultato della prova rimanga valido?
Da questa valutazione discendono la necessità di taratura, il criterio di accettazione, l’incertezza richiesta, la periodicità e le eventuali verifiche intermedie.
Il cronometro deve essere sempre tarato?
No. La UNI CEI EN ISO/IEC 17025 non stabilisce che ogni cronometro presente in laboratorio debba essere sottoposto automaticamente a taratura periodica. Il requisito va collegato all’uso previsto della dotazione e alla sua capacità di influenzare la validità del risultato.
Il § 6.4.6 della ISO/IEC 17025 richiede la taratura delle apparecchiature quando l’accuratezza o l’incertezza di misura possono influenzare la validità dei risultati riportati oppure quando la taratura è necessaria per stabilire la riferibilità metrologica del risultato.
Per questo un timer utilizzato per una funzione organizzativa non ha la stessa criticità di un cronometro impiegato in una fase temporale prescritta dal metodo.
Quando conta il tempo
In molte prove il tempo fa parte delle condizioni operative previste dalla procedura.
La valutazione dipende dai requisiti della procedura.
Riferimenti tecnici
Il riferimento principale è la UNI CEI EN ISO/IEC 17025, in particolare i requisiti relativi alle dotazioni e alla riferibilità metrologica. Il laboratorio deve stabilire requisiti adeguati all’uso previsto, definire criteri di accettazione e mantenere evidenze documentate delle attività di controllo e taratura quando necessarie.
Per la gestione della riferibilità e degli intervalli di ritaratura sono inoltre utili i documenti ILAC P10 e ILAC G24.
Cosa deve definire il laboratorio
La gestione del cronometro dovrebbe partire dall’uso reale. Occorre sapere quale intervallo di tempo viene misurato, quanto è ampio il margine previsto dalla procedura e quale errore può essere accettato senza compromettere l’attività.
Da questa valutazione derivano il criterio di accettazione, la frequenza dei controlli e le modalità di registrazione.
- identificare il cronometro e l’uso previsto;
- definire gli intervalli di tempo realmente utilizzati;
- stabilire un criterio di accettazione coerente con la prova;
- documentare taratura e controlli intermedi;
- riesaminare periodicamente l’intervallo tra le tarature;
- valutare l’impatto in caso di esito non accettabile.
Taratura e verifica
La taratura fornisce dati quantitativi sul comportamento dello strumento.
La verifica serve invece a confrontare quei dati con i requisiti scelti per l’utilizzo previsto.
Per questo una registrazione limitata alla sola dicitura “OK” è poco informativa: è preferibile riportare almeno l’intervallo controllato, lo scostamento osservato, il criterio utilizzato e l’esito.
Come impostare il confronto
Il controllo deve essere eseguito su intervalli rappresentativi dell’uso reale. Se il cronometro viene impiegato normalmente per misure di pochi minuti, un confronto eseguito soltanto su molte ore non descrive bene il comportamento nel campo che interessa al laboratorio.
Se l’avvio e l’arresto sono eseguiti manualmente, anche l’operatore contribuisce alla variabilità del confronto. Questo contributo deve essere considerato quando si definiscono modalità operative e incertezza della misura.
Smartphone e orologio del PC
Il fatto che un telefono o un computer mostrino un’ora apparentemente corretta non basta, da solo, a documentare una catena metrologica. Per usarli come riferimento occorrerebbe conoscere e documentare caratteristiche, sincronizzazione e prestazioni della soluzione adottata.
Il criterio di accettazione deve partire dall’uso
Il laboratorio dovrebbe definire un limite coerente con la prova. Non è utile scegliere, per esempio, un errore massimo di un secondo se non si è prima verificato quale precisione temporale richieda davvero la procedura.
Esempio: se una fase è prevista a 10,0 ± 0,1 minuti, il margine indicato dalla procedura corrisponde a 6 secondi. Il giudizio sul cronometro deve quindi essere costruito confrontando le sue prestazioni con questo requisito e considerando anche l’incertezza associata al controllo.
La taratura deve essere annuale?
Non esiste una periodicità universale di dodici mesi valida per tutti i cronometri. L’intervallo va definito considerando frequenza d’uso, stabilità dello strumento, storico dei risultati, condizioni di impiego e conseguenze di un eventuale scostamento.
La guida ILAC G24:2022 è utile proprio per impostare e riesaminare gli intervalli di ritaratura in modo ragionato. È una guida tecnica e non un obbligo autonomo di taratura annuale.
Verifiche intermedie
Tra due tarature il laboratorio può prevedere controlli periodici per mantenere fiducia nello stato della dotazione. È utile registrare data, intervallo controllato, riferimento utilizzato, scostamento osservato, criterio adottato, esito e operatore.
Taratura esterna e taratura interna
Quando il laboratorio affida l’attività all’esterno, deve verificare che il servizio scelto sia adeguato per grandezza, campo di misura e incertezza. La presenza di un certificato, da sola, non sostituisce questa valutazione.
Una taratura interna è possibile se il laboratorio dispone di una procedura adeguata, personale competente, un riferimento idoneo, registrazioni e una valutazione dell’incertezza. Non va confusa con un semplice confronto occasionale tra due dispositivi.
Se il cronometro non rispetta il criterio
Non basta sostituire la dotazione. Il laboratorio deve valutare se lo scostamento osservato possa avere avuto effetti sulle attività già eseguite e documentare la conclusione raggiunta.
Cosa dovrebbe essere evidente in audit
La documentazione dovrebbe permettere di ricostruire con facilità il collegamento tra requisito temporale della prova, cronometro utilizzato, controlli effettuati, risultati ottenuti e criterio di accettazione.
Una semplice etichetta con una data di scadenza non dimostra, da sola, l’idoneità all’uso. Il punto centrale è mostrare che le prestazioni della dotazione sono coerenti con ciò che la prova richiede.
Per altri approfondimenti DN: metrologia e verifiche intermedie ISO/IEC 17025 e ambienti di lavoro e ISO/IEC 17025.
Conclusione
Un cronometro può sembrare una dotazione semplice, ma quando il tempo entra nella procedura di prova deve essere gestito con criteri coerenti con l’uso previsto. La soluzione non è tarare tutto in modo automatico: è definire requisiti, controlli, intervalli e registrazioni che consentano di dimostrare l’adeguatezza della misura del tempo.
Riferimenti principali
- ISO/IEC 17025:2017
- JCGM 200:2012 – Vocabolario Internazionale di Metrologia (VIM)
- ILAC P10:07/2020
- ILAC G24:2022
Come supporto tecnico sono inoltre utili il VIM (JCGM 200), la GUM (JCGM 100) e la NIST SP 960-12 – Stopwatch and Timer Calibrations.
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Immagine: Ibrahim Yusuf / Unsplash.
