PFAS nelle acque: iniezione diretta LC-MS/MS secondo UNI EN 17892:2024

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PFAS nelle acque: iniezione diretta LC-MS/MS secondo UNI EN 17892:2024

L’iniezione diretta dei PFAS nelle acque non è più soltanto un approccio alternativo da valutare caso per caso. Con la UNI EN 17892:2024 è disponibile un riferimento normativo europeo che comprende, nella Parte A, l’iniezione diretta ad alto volume in LC-MS/MS e, nella Parte B, l’arricchimento mediante SPE.

Determinazione dei PFAS nelle acque mediante iniezione diretta LC-MS/MS secondo UNI EN 17892:2024
PFAS nelle acque: l’iniezione diretta ad alto volume è prevista dalla UNI EN 17892:2024 Parte A.

Aggiornamento 2026. Le linee guida tecniche della Commissione europea per il monitoraggio dei PFAS nelle acque destinate al consumo umano indicano EN 17892:2024 Parte A, basata su LC-MS con iniezione diretta, e Parte B, basata su SPE, tra i metodi raccomandati per il parametro “Somma di PFAS”.

UNI EN 17892:2024: cosa cambia per il laboratorio

La UNI EN 17892:2024 è in vigore dal luglio 2024 e riguarda la determinazione mediante LC-MS/MS di PFAS selezionati nelle acque potabili non filtrate. Il metodo può essere esteso ad altre tipologie di acqua, come acque sotterranee, superficiali o reflue trattate, purché l’applicabilità venga verificata e validata per il caso specifico.

Il punto particolarmente interessante è che la norma contempla due strategie analitiche:

  • Parte A – iniezione diretta ad alto volume LC-MS/MS;
  • Parte B – arricchimento mediante SPE seguito da LC-MS/MS.

La scelta tra le due non dovrebbe essere ideologica: dipende da sensibilità strumentale, matrice, livello di quantificazione richiesto, produttività e capacità del laboratorio di tenere sotto controllo bianco e contaminazioni.

L’iniezione diretta è quindi un metodo normato?

Sì, nel campo di applicazione della UNI EN 17892:2024 Parte A. Questo è un passaggio importante rispetto a molti approcci precedenti, nei quali la direct injection veniva impiegata soprattutto come metodo interno o come soluzione sviluppata dal singolo laboratorio.

Le linee guida della Commissione europea del 2024 citano espressamente EN 17892 Parte A e Parte B come metodi raccomandati per la determinazione della “Somma di PFAS” prevista dalla direttiva sulle acque destinate al consumo umano.

Quali PFAS sono coinvolti nella “Somma di PFAS”

Nel quadro europeo, il parametro “Somma di PFAS” comprende 20 sostanze target, costituite da dieci acidi perfluorocarbossilici e dieci acidi perfluorosolfonici. Il risultato della somma deve riferirsi alle sostanze previste dalla normativa, anche se il laboratorio decide di includere nel proprio metodo ulteriori PFAS.

È importante non confondere questo insieme con altri PFAS di crescente interesse. Ad esempio, il TFA non rientra nella “Somma di PFAS” europea dei 20 composti e richiede una valutazione separata. Sul quadro nazionale italiano abbiamo dedicato specifici approfondimenti al D.Lgs. 102/2025 e al TFA nelle acque.

LOQ: quanto deve essere sensibile il metodo?

Le linee guida tecniche europee collegano il requisito prestazionale al valore parametrico della “Somma di PFAS”. Come riferimento operativo, viene considerato un LOQ medio di circa 1,5 ng/L per ciascuno dei 20 composti per consentire la misura al livello corrispondente al 30% del valore parametrico della somma.

La stessa UNI EN 17892:2024 indica che, per molti PFAS inclusi nel campo di applicazione, possono essere raggiunti LOQ dell’ordine di 1 ng/L, ma il limite realmente ottenibile dipende dalla sensibilità del sistema, dalla matrice e soprattutto dal livello di bianco raggiunto dal singolo laboratorio.

Questo significa che non basta verificare il dato dichiarato dal costruttore dello strumento. Il LOQ deve essere dimostrato sperimentalmente sul metodo realmente utilizzato.

Perché l’iniezione diretta può essere vantaggiosa

Quando la sensibilità strumentale è sufficiente, l’iniezione diretta permette di ridurre drasticamente la preparazione del campione:

  • meno manipolazioni manuali;
  • riduzione dei consumabili e dei solventi;
  • eliminazione della variabilità dovuta al recupero della SPE;
  • tempi più brevi e maggiore produttività;
  • minor numero di passaggi nei quali possono essere introdotte contaminazioni;
  • maggiore semplicità nella standardizzazione del flusso analitico.

Ma la semplificazione della preparazione sposta una parte importante della criticità sul sistema LC-MS/MS.

Il vero limite: il bianco

Quando il target è dell’ordine di pochi ng/L, il bianco diventa una prestazione del metodo, non un semplice controllo accessorio.

PFAS possono essere introdotti da tubazioni, componenti fluoropolimerici, solventi, acqua ultrapura, tappi, vial, setti o altri materiali presenti nel percorso analitico. Un segnale di fondo stabile ma troppo alto può rendere inutilizzabile un LOQ apparentemente eccellente ottenuto dalla sola curva di taratura.

Per questo è essenziale distinguere almeno:

  • bianco del sistema;
  • bianco dei reagenti;
  • bianco procedurale;
  • eventuale contaminazione da carry-over dopo campioni o standard ad alta concentrazione.

Delay column: perché è così importante

Nei sistemi LC-MS/MS dedicati ai PFAS viene spesso utilizzata una delay column installata nel percorso cromatografico in modo da ritardare i PFAS provenienti dal sistema rispetto a quelli introdotti con il campione.

Lo scopo non è aumentare la sensibilità, ma rendere riconoscibile una contaminazione strumentale ed evitare che venga interpretata come concentrazione presente nel campione.

Alle concentrazioni richieste oggi, la capacità di distinguere il fondo del sistema dal vero picco analitico può essere determinante quanto la sensibilità nominale dello spettrometro.

Acqua non filtrata e gestione del campione

La UNI EN 17892:2024 è riferita alle acque potabili non filtrate. Questo aspetto deve essere considerato nella definizione della procedura interna perché la filtrazione può modificare il risultato, in particolare per composti che interagiscono con superfici e materiali filtranti.

Qualunque trattamento aggiuntivo del campione deve quindi essere valutato rispetto al metodo applicato e, quando necessario, verificato sperimentalmente attraverso recuperi e confronti appropriati.

Standard isotopicamente marcati e matrix effect

Gli standard isotopicamente marcati sono fondamentali per compensare variazioni di risposta, effetti di matrice e variabilità del processo analitico.

Nell’iniezione diretta il tema del matrix effect è particolarmente importante perché al sistema cromatografico arriva una quota maggiore dei componenti originariamente presenti nell’acqua. La verifica dovrebbe quindi comprendere matrici reali rappresentative e non soltanto soluzioni preparate in acqua ultrapura.

Quanto volume iniettare?

La Parte A sfrutta il principio dell’high-volume direct injection. Aumentare il volume consente di migliorare il segnale senza una fase di preconcentrazione SPE, ma il volume deve essere compatibile con le condizioni cromatografiche e con la matrice.

Durante lo sviluppo o la verifica del metodo conviene osservare almeno:

  • forma dei picchi;
  • ripetibilità delle aree e dei rapporti analita/standard interno;
  • carry-over;
  • matrix effect;
  • stabilità della risposta durante sequenze lunghe;
  • prestazioni degli analiti più polari e di quelli a catena lunga;
  • andamento dei bianchi durante la sequenza.

Controllo qualità: cosa non dovrebbe mancare

Un metodo PFAS in iniezione diretta dovrebbe avere un sistema di controllo qualità coerente con i livelli di concentrazione misurati. In particolare:

  • bianco a ogni batch e controlli del fondo strumentale;
  • controlli di taratura distribuiti nella sequenza;
  • campioni fortificati o materiali di controllo a livelli significativi rispetto al LOQ;
  • monitoraggio dei recuperi degli standard isotopicamente marcati;
  • criteri definiti per carry-over e reiniezione;
  • verifica periodica del LOQ;
  • carte di controllo quando disponibili dati storici sufficienti;
  • criteri chiari per bloccare la sequenza quando il bianco o il controllo qualità non sono accettabili.

UNI EN 17892:2024 e ISO 21675:2019 non sono la stessa cosa

La ISO 21675:2019 rimane un riferimento attuale per la determinazione dei PFAS mediante SPE e LC-MS/MS. La norma è stata riesaminata e confermata nel 2026.

La UNI EN 17892:2024 aggiunge quindi un’opzione normativa particolarmente interessante per i laboratori che vogliono utilizzare l’iniezione diretta ad alto volume sulle acque potabili. Le due strategie devono essere scelte sulla base dell’uso previsto e delle prestazioni che il laboratorio è effettivamente in grado di dimostrare.

Iniezione diretta o SPE? Decide la prestazione del metodo

Il punto non è quale preparazione sia “più semplice”, ma quale consenta al laboratorio di raggiungere stabilmente LOQ, precisione, recupero e controllo del bianco compatibili con il risultato richiesto.

DN Consulenze supporta i laboratori nella verifica e validazione dei metodi PFAS, nella definizione dei controlli qualità e nella gestione di LOD/LOQ e dati prestazionali.

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Articolo aggiornato il 21 settembre 2026.

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